Dibbuk box: non aprite quella scatola maledetta

di Roberta Faliva


Secondo un’antica tradizione ebraica, alla quale fa riferimento anche l’Antico Testamento, quando il corpo di una persona vivente viene aggredita da un’anima dannata, ci si trova in presenza di uno spirito maligno chiamato Dibbuk.

Questa storia inizia nel 2004 quando uno studente di college del Missouri, Iosif Nietzke, decise di vendere su e-bay un oggetto molto particolare: una scatola di legno molto antica. Al suo interno c’erano due ciocche di capelli, una lastra di granito, un bocciolo di rosa essiccato, una coppa, due penny, un candeliere e un dybbuk.
Iosif nell'annuncio raccontava di aver acquistato l'oggetto in occasione di un'asta nel Settembre del 2001 e che esso era di proprietà di una donna morta all'età di 103 anni. Nata e cresciuta in Polonia, quest'ultima rimase nella sua terra fino a che non venne deportata in un campo di concentramento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Grazie all'aiuto di alcuni prigionieri la donna riuscì a fuggire dal campo e a raggiungere la Spagna e proprio qui comprò la fantomatica scatola, un oggetto che portò con sé anche quando emigrò negli Stati Uniti.
La nipote della donna defunta raccontò a Iosif che la nonna conservava gelosamente la dybbuk box in una scatola per il cucito e non permetteva a nessuno di toccarla. Addirittura lasciò detto ai suoi cari che una volta morta avrebbero dovuto cremare l'oggetto insieme al suo corpo, richiesta che poi nessuno decise di esaudire.
Sin dal giorno dell'acquisto, al povero ragazzo cominciarono a capitare sventure di ogni tipo ed episodi davvero spaventosi che alla fine lo convinsero a pensare che ci fosse un inquietante legame con la dybbuk box. Da qui la decisione di venderla tramite e-bay.
L'asta si chiuse con un acquirente che si aggiudicò l'oggetto per 280 dollari. Ovviamente la stessa sorte toccò anche ai successivi proprietari, alimentando sempre più questa leggenda.
Questa misteriosa storia ha ispirato Sam Raimi e Rob Tapert per il lungometraggio dal titolo The Possession.

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