Il famoso caso di Anneliese Michel

di Stefano Urso

 

Anneliese Michel, ma forse tutti la ricordano come Emily Rose grazie alla trasposizione cinematografica della sua terribile vita e dell’atroce morte, che questa povera ragazza, avrebbe dovuto affrontare ventiquattro anni dopo la sua nascita del 1952.
Il calvario della ragazza tedesca inizia all’età di sedici anni. Fino a quel momento la sua vita fu serena: una semplice ragazza dedita allo studio e a varie attività religiose da buona cristiana.

Anneliese Michel
Anneliese Michel

Fu infatti nell’autunno del 1968 che si manifestarono in lei strane crisi, all’apparenza epilettiche, veri stati convulsivi indomabili a prova di farmaco. Queste manifestazioni erano accompagnate da una profonda depressione emotiva e durante le preghiere, raccontava la ragazza, cominciò ad avere strane visioni.
Cadeva poi in uno stato catatonico vittima di strane creature demoniache che le ripetevano “Bollerai all'inferno!”
Nel 1973 i genitori di Anneliese si rivolsero al parroco della loro chiesa per chiedere un esorcismo alla ragazza, in quanto nessuna cura somministratole ebbe esiti positivi, ma anzi al contrario, le sue “crisi” diventavano sempre peggiori ed aggressive. Ma la Chiesa rispose un deciso NO!
NO, perché riteneva che il caso non fosse classificabile e NO, per la mancanza di elementi essenziali perché potesse essere sottoposta ad un esorcismo. Questo perché la giovane Anneliese non aveva avversione per i simboli cristiani, non parlava lingue arcaiche o sconosciute al soggetto, non si manifestavano lievitazione e telecinesi, ovvero capacità “paranormali” tipiche degli indemoniati.
Il parroco suggerì ai genitori della ragazza, di continuare ad affidarsi a medici specialisti e cure psichiatriche.
Ma col passare del tempo, lo stato di Anneliese andava peggiorandosi, costringendola a passare molto tempo sdraiata per terra. Cominciò a cibarsi di insetti, a strappare i propri vestiti, a ferirsi da sola e a bere la sua stessa urina. La situazione precipitò al punto che il parroco, oramai convinto e mortificato, decise di effettuare personalmente l’esorcismo alla ragazza, insieme a Padre Arnold Renz, previa concessione del Vescovo Josef Stangl. Era il 1975.

L’esorcismo avvenne con il “Rituale Romanium”, rito canonico risalente al XVII° secolo. Ma un solo rito non bastò: i preti furono costretti a ripeterlo più e più volte, in quanto Anneliese mostrava avere più demoni dentro di sé. Tutto parve concludersi con un lieto fine: Anneliese tornò alla sua vita più o meno normale, in quanto oramai segnata dalla terribile esperienza. Concluse gli studi del liceo, e cercò di dedicarsi alla preghiera. Ma le manifestazioni demoniache non la abbandonarono mai del tutto: erano solamente affievolite, e quindi gli esorcismi continuarono ad essere praticati su di lei, con costanza e cadenze mensili.
Durante questi numerosi esorcismi, la ragazza di fratturò le ginocchia per il genuflettersi violento durante le pratiche esorcistiche. Queste pratiche ad un certo punto, sembrarono però aumentare la sua ribellione, in quanto la sua forza andava aumentando, una forza innaturale e che necessitava di più uomini per trattenerla ferma sulla sedia o inginocchiata sul pavimento. Cominciò così una lunga inappetenza e cadde più volte in paralisi momentanee accompagnate poi, da stati di incoscienza. Le sue gravi condizioni fisiche sfociarono in una tremenda polmonite. Fu il 30 giugno del 1976 che Anneliese Michel chiese l’assoluzione al suo esorcista, in quanto non aveva più nemmeno la forza di inginocchiarsi.
Il giorno successivo, il primo di Luglio, Anneliese venne trovata morta.

Si aprì dunque un’indagine per omicidio ed omissione di soccorso, ai danni sia dei genitori che dei due sacerdoti esorcisti. I medici che seguirono in cura la ragazza durante i primi anni della sua malattia confermarono in udienza, che le sue manifestazioni erano classici comportamenti psicotici escludendo quindi possessioni demoniache o sovrannaturali, bollando la diagnosi come epilessia del lobo temporale.
L’inchiesta si concluse con la condanna di sei mesi di carcere per omicidio colposo per negligenza e per omissione di soccorso, ai danni dei genitori di Anneliese, Josef e Anna Michel, e per i due sacerdoti esorcisti. La corte ritenne infatti che gli accusati avrebbero dovuto aiutare la ragazza, esortandola e, se fosse stato necessario, costringendola a sottoporsi a trattamenti clinici. La corte inoltre accusò i genitori di Anneliese i veri responsabili della sua morte, in quanto con il loro comportamento, convinsero la ragazza a ritenersi posseduta fino a rifiutare le necessarie cure cliniche.
Dopo il verdetto, La Chiesa dietro una commissione di vescovi tedeschi, decretò il caso di Anneliese Michel, non di “possessione demoniaca”. Undici anni dopo la morte, il corpo di Annelise venne riesumato per accertare che il decesso fosse stato causato da morte “naturale”.

Fu davvero un caso di negligenza o Anneliese fu vittima di una vera possessione demoniaca?

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Commenti: 1
  • #1

    orietta santamaria (giovedì, 17 agosto 2017 12:42)

    Certo che la morte era naturale! Senza mangiare e bere si muore naturalmente! Questo lo sapevano gli esorcisti?